Sardegna Medievale - ebook d'arte

La 'Caccia infernale' nelle decorazioni scultoree del portico di Saccargia

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Ad uno scultore diverso, rispetto agli artefici che hanno realizzato bovini, cànidi, capitelli binati già nel chiostro, deve attribuirsi la decorazione a bassorilievo della arcate frontali del portico. Nella ghiera centrale, che denuncia segni di smontaggio e rimontaggio dei conci, è rappresentata una caccia infernale. In chiave è posto un piccolo cinghiale, essere quasi sempre demoniaco ma a volte simbolo di Cristo: è visto di profilo e in atto di accosciarsi; mostra le fauci senza denti; il globo oculare sporgente ha la pupilla bucata; i lembi dell’orecchio aguzzo si rinserrano; la cortissima coda accenna ad un ricciolo; le zampe sono unghiate. È insidiato su due fronti da animali in atteggiamento aggressivo che portano un collare a trafori: un particolare comune nella scultura romanica per indicare i cani da caccia, bestie che nel Medioevo avevano la stazza di un odierno molosso ed erano molto feroci. Hanno criniere folte, orecchie appuntite (allusione al peccato), narici dilatate, denti aguzzi tra i quali sporgono lingue lunghissime, occhi dai globi rilevati forati dal trapano e inseriti tra due solchi, zampe unghiate ad artiglio, membri virili ben evidenziati.

Dopo un mascherone di ricordo classico (le maschere avevano funzione di ammonimento e venivano collocate nei punti di passaggio), le stesse belve si rincorrono puntando la preda. Senza soluzione di continuità, altri cànidi, dal muso identico a quelli che li precedono, mostrano criniere lunghe e folte con riccioli ad anello: uno stilema diffusissimo nel XII secolo, dalle sculture di Wiligelmo e dei suoi discepoli a quelle borgognone in cui barbe, capelli, ma anche criniere leonine sono trattate in questo modo. Al di sotto delle criniere spuntano i diti unghiati, i corpi sono nascosti da cespi fogliati, da cui escono code serpentine, con incisioni a spirale, che si attorcigliano tra elementi vegetali nervati, lavorati a traforo, allusione alla foresta, sede di esseri satanici e luogo di prova per il credente. Il tema della ‘caccia infernale’, molto diffuso nel Medioevo, non è altro che la concretizzazione delle paure del cristiano ed insieme l’ostentazione della minaccia dei castighi riservati al peccatore. Tutti gli esseri rappresentati hanno valenza negativa, ma dobbiamo ricordare che quegli stessi animali potevano assumere significati opposti a seconda del contesto in cui apparivano senza che ciò ne compromettesse la comprensione da parte dei fedeli (si pensi solo al leone o all’aquila, Cristo e diavolo insieme). La mentalità dualistica del Medioevo, che divideva il mondo e i suoi fenomeni in Male e Bene ignorando qualsiasi sfumatura, è alla base del duplice simbolismo delle creature appartenenti al regno animale. Le figure di questo fregio si dilatano e appiattiscono, schiacciate tra il piano di fondo e quello ‘ideale’ frontale senza osare superarlo, assumendo aspetti fantastici nelle presenze a corpo cespugliato e coda serpentiforme poste alla base della ghiera centrale: è assente la libertà di Biduino che non rispettava i limiti della lastra (vedi la tomba del pievano Lieto, pieve di Làmmari, post 1180) staccando obliquamente dal fondo spalle e parte del busto dei personaggi (A. Milone). Le proporzioni sono pesanti, il segno profondamente inciso: le forme hanno subìto una sorta di ‘imbarocchimento’ rispetto alle sculture dell’atrio del Sant’Antioco di Bisarcio (1180 circa), dove il tema della caccia infernale appare più chiaramente espresso attraverso immagini realistiche (cacciatore, cinghiale, capro, cane, toro). Si dovrà pensare ad un tempo vicino all’ultimo decennio del XII secolo: l’uso del trapano è ancora ampiamente attestato, ma sappiamo che scompare nel Duecento, quando nei cantieri toscani si affaccerà la gravezza corposa dei modi della plastica lombarda, portata dai lapicidi provenienti dal Comasco, modi che cancelleranno quei segnali ‘infantili’ (Redi) e quindi, alla somma, niente affatto terrificanti, che caratterizzano ancora gli animali scolpiti a Saccargia.

Tratto dall'ebook: Saccargia - Il complesso monastico camaldolese della SS. Trinità di Fernanda Poli.


Ultimo aggiornamento ( Sabato 21 Giugno 2014 10:30 )  
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Rossella Fadda e Fernanda Poli

di Sardegna Medievale, al lavoro

all'interno dalla Basilica di San Gavino

a Porto Torres. Oggetto del set di riprese

fotografiche è la Lunetta del portale

settentrionale della chiesa

(quella posizionata all'esterno è una copia)






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