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Considerazioni sul Cantiere Medievale - Pagina 3

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Considerazioni sul Cantiere Medievale
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Neanche per le grandi cattedrali o chiese abbaziali di Sardegna si potrà immaginare un tempo inferiore ai quindici anni e ciò ad essere ottimisti considerando comunque che nell’isola forse l’andamento stagionale era meno condizionante rispetto, ad esempio, a quello delle regioni settentrionali della penisola, senza dimenticare che fattore imprescindibile per abbreviare i tempi di costruzione era il disporre di una committenza alta (i giudici) e dunque di fondi pressoché illimitati come a Bisarcio e Saccargia e prima ancora nella basilica del Mille del San Gavino a Porto Torres, illustrata da chi scrive nel 1997‘San Pietro, San Paolo e Santo Stefano appaiono in sogno all’abate Gunzone di Cluny per mostrargli lo schema e le misure della chiesa abbaziale da costruire’ (XII secolo), Parigi, Biblioteca Nazionale. (2121 F. Poli, La basilica di San Gavino a Porto Torres. Storia e vicende architettoniche , Sassari 1997.) prima dunque di conoscere i risultati delle indagini archeologiche, scavi impenetrabili da parte dei non addetti ai lavori ed oggi praticamente scomparsi alla vista. Forse tale durata non sarà stata sufficiente se si tiene conto che le notizie storiche in nostro possesso rivelano la presenza (in verità assai esigua) di soli undici operai specializzati provenienti da Pisa. Ovviamente altra forza lavoro sarà stata come sempre reclutata in loco e cioè manovali, apprendisti, carpentieri, fabbri, falegnami, cordai, cui si saranno aggiunti secondo la consuetudine assai diffusa penitenti, donne e bambini. Ci riferiamo ovviamente alla prima fase del San Gavino (iniz. 1030-40) e cioè la ecclesia est, raddoppiata (ecclesia ovest) qualche decennio dopo (sempre entro il Mille) fino a comporre l’attuale icnografia ad absidi affrontate.

Abbiamo comunque la fortuna per il San Gavino di disporre dei risultati degli scavi archeologici eseguiti nelle campagne di scavo degli anni 1963 e 1989-2003. Le prime ricerche furono iniziate nei lontani anni Sessanta da Gugliemo Maetzke (2222 ‘Monte Agellu‘. Le origini della basilica di S. Gavino di Porto Torres secondo le testimonianze archeologiche, Sassari 1989.) e portarono alla scoperta dei resti di un edificio sacro occidentato attribuibile a V secolo, reso ispezionabile attraverso la tristissima galleria inferiore seicentesca della basilica. Il suo schema planimetrico raccorciato trova precisi riscontri in chiese scomparse sia sarde (Dònori, San Nicola), sia ravennati (Africisco, San Michele), sia siciliane (Nésima, basilica), costruite tra il V e il VI secolo. Gli scavi sono proseguiti, senza potere essere portati a conclusione, negli anni 1989-2003 nei cortili che fiancheggiano la chiesa sui lati lunghi, denominati per tradizione ‘Atrio Metropoli’ (a sud; oggi lastricato, con ingresso agli scavi non agibile) e ‘Atrio Comita’ (a nord; sistemato a verde, con indicazione del perimetro degli edifici ritrovati). Dei lavori compiuti si è dato conto in un volume a più mani in verità assai lacunoso e impreciso, che riassumiamo con beneficio d’inventario stante l’assenza di una documentazione fotografica e grafica esauriente (2323 Indagini archeologiche nel complesso di San Gavino a Porto Torres. Scavi 1989-2003, Roma 2006.). Oltre alla conferma della destinazione a cimitero pagano-cristiano dell’area del Monte Agellu grazie alle numerose tombe venute in luce, la scoperta di maggiore importanza è stata quella di una presunta chiesa a tre navi, risultato di un doppio rimaneggiamento eseguito tra IV e VI secolo: si tace sostanzialmente sui resti messi in luce dal Maetzke. L’icnografia trinavata è ipotizzata ma non provata perché gli scavi non si sono estesi al di sotto della navatella settentrionale della basilica, in corrispondenza dei ritrovamenti esterni: se mai costruita, questa navatella avrebbe distrutto le strutture murarie ritrovate dal Maetzke nel 1963. Sono poi stati individuati (ad ovest) i resti del basamento di un portico di età posteriore a questa ‘seconda’ chiesa, sfuggenti per datazione e destinazione d’uso. A sud è stata ritrovata una cisterna altomedievale coperta da volta a botte e, in uno scarico di cantiere, minuti frammenti di affresco probabilmente del Mille (giudichiamo dalla fotografia pubblicata). Il testo prosegue con ipotesi insoddisfacenti per mancanza di elementi di scavo inequivocabili e di rilievi di ineccepibile lettura, tra contraddizioni cronologiche nei diversi contributi.

Per quanto riguarda il nostro assunto è stato segnalato che sul fianco settentrionale dell’edificio protoromanico sono state individuate buche di palo che gli operatori ritengono trattarsi dei resti di un’ipotetica chiesa lignea. Se così fosse l’organismo avrebbe avuto dimensioni spropositate per un edificio provvisorio destinato, per un tempo relativamente breve, ad una comunità presumibilmente assai ristretta di fedeli, eretto in attesa dell’ultimazione/agibilità del raddoppiamento verso ovest dell’edificio in muratura in costruzione nel secolo dell’Anno Mille. Non ne conosciamo esempi simili ma solo strutture di modestissime dimensioni, di cui si è trovata traccia archeologica nelle regioni alpine e nell’Europa settentrionale. A nostro avviso ci troviamo in presenza di una loggia di cantiere funzionale alla razionalizzazione di tutte le operazioni costruttive sopra descritte, identiche per qualunque edificio medievale perché soggette agli stessi condizionamenti ambientali ed economici. Presso il cantiere, quando questo veniva supportato da una committenza facoltosa, si costruiva appunto una loggia, cioè una casa-magazzino in legno dove operavano scalpellini, fabbri, falegnami ecc. al riparo dalle piogge e dai freddi invernali e dove si conservavano gli attrezzi e il materiale da lavorare, nonché le macchine per il sollevamento dei materiali da costruzione. Tali strutture precarie, che consentivano di abbattere i tempi morti di lavorazione, oltre un ‘ufficio’ amministrativo/tecnico, ospitavano gli alloggi e la mensa per il personale.

In ogni caso una scoperta importante poiché si tratterebbe dell’unico caso nell’isola che testimoni la presenza di un cantiere edilizio protomedievale di grande specializzazione e di perfetta organizzazione.



Il materiale iconografico riprodotto è stato tratto da:

  • AA.VV., ‘Villard de Honnecourt. Disegni’, Milano 1988.
  • AA.VV., ‘Cantieri medievali’, Milano 1995.
  • AA.VV., ‘Medioevo: le officine’, Atti del Convegno internazionale di studi, Parma 2009, Milano 2010.


Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Aprile 2014 12:48 )  
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