Sardegna Medievale - ebook d'arte

La Decorazione scultorea del Sant’Antioco di Bisarcio - Nuovi dati per vecchie attribuzioni

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La Decorazione scultorea del Sant’Antioco di Bisarcio - Nuovi dati per vecchie attribuzioni
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di FERNANDA POLI

La chiesa cattedrale di Bisarcio, dedicata al vescovo e forse martire sulcitano Antioco (11 A.F. SPADA, Storia della Sardegna cristiana e dei suoi Santi. Il primo millennio, Oristano 1994, pp. 170-74.), è  uno di quei luoghi che l’Oursel avrebbe chiamato ‘pieni di anima’. Posata su un basso sperone roccioso, vive la sua solitudine al centro della fertile piana di Chilivani, tra le rovine del complesso episcopale e del villaggio omonimo. Nessuna operazione di archeologia medievale ci sembra più urgente in Sardegna che lo scavo e la riscoperta di questo sito che, proprio perché mai indagato, ha mantenuto sicuramente intatto tutto il suo potenziale di testimonianza storico-urbanistica (22 Una vasta area circostante la cattedrale venne sottoposta nel 1953 a vincolo di tutela come zona rispetto ai sensi dell’art. 21 della legge 1.6.1939, n. 1089, a cura della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie della Sardegna, avente allora sede a Cagliari. Un provvedimento intelligente che certamente ha aiutato la conservazione delle strutture, sia pure dirute, del complesso cattedrale (episcopio, canonica, chiostro), ricordate dalla letteratura sull’argomento.).

Una vasta area circostante la cattedrale venne sottoposta nel 1953 a vincolo di tutela come zona rispetto ai sensi dell’art. 21 della legge 1.6.1939, n. 1089, a cura della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie della Sardegna, avente allora sede a Cagliari. Un provvedimento intelligente che certamente ha aiutato la conservazione delle strutture, sia pure dirute, del complesso cattedrale (episcopio, canonica, chiostro), ricordate dalla letteratura sull’argomento. Poche datazioni sono state accettate dagli storici dell’arte contemporanei senza beneficio d’inventario come quella della distruzione, a causa di un violentissimo incendio, della prima cattedrale di Bisarcio anteriormente al 1090: tale riferimento cronologico è stato suggerito dal Delogu (33 R. DELOGU, L’architettura del Medioevo in Sardegna, Roma), il quale riteneva che l’avvenimento fosse da collocarsi ‘non oltre il nono decennio del secolo X’. In realtà l’esame dei documenti a nostra disposizione, su cui si basa l’indicazione, dà risultati estremamente aleatori. Il Far a (44 I.F. FARA, In Sardiniae Chorographiam, in E. CADONI (a cura di), ‘Opera’, Sassari 1992, p. 184.) ritiene che la cattedrale bisarcense sia stata eretta dal giudice turritano Torchitorio: è questo un nome dinastico e dunque insufficiente a individuare il sovrano cui va riferito. Lo Spano (55 G. SPANO, Chiesa cattedrale dell’antica Bisarchio, in B.A.S., n. 6, anno VI, giugno 1860, pp. 81-91.), dichiarando di riprendere il suggerimento dello storico cinquecentesco, precisa che si tratterebbe di Torgotorio II e fissa la costruzione della chiesa al 1153: se così fosse avremmo almeno l’indicazione del tempo, per cui il committente dell’opera sarebbe stato il sovrano turritano Gonario (1127-post 1178) (66 Ignoriamo volutamente la seriazione tradizionale dei giudici sardi perché ancora controversa nella diatriba in corso tra gli studiosi locali, adottando (sebbene indubbiamente più macchinosa) l’indicazione degli anni in cui questi sovrani vengono ricordati nella documentazione storica.). Anche il Della-Marmora, (77 A. DELLA-MARMORA, Itinerario dell’Isola di Sardegna, Cagliari 1868, p. 555.) ritiene che si debba attribuire proprio a questo re la costruzione dell’attuale edificio. Nei documenti privi di data ma raccolti tra le carte del secolo XI, pubblicati dal Tola (88 P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, Torino 1861; sec. XI, docc. XIII e XIV, senza data. E. BESTA (Rettificazioni cronologiche al primo volume del Codex Diplomaticus Sardiniae, in A.S.S., vol. I, 1905, pp. 247 ss.) li giudica anteriori al 1100. ) nel suo tuttora indispensabile Codex Diplomaticus Sardiniae, troviamo ai numeri XIII e XIV, insieme al nome di Mariano (not. 1065-82), quelli dei vescovi di Bisarcio Nicodemo e Gavino come acquirenti di terre da privati. La loro esistenza storica dovrà fissarsi anteriormente al 1082, anno in cui era presule della diocesi di Bisarcio Costantino de Matrona, che in quell’anno redigeva, per incarico dello stesso sovrano, la nota donazione all’Opera di Santa Maria di Pisa del monastero di San Michele di Plaiano con tutte le sue pertinenze (9 9 E. BESTA, Liber Iudicum Turritanorum, Palermo 1906, pp. 14-15 (Archivio di Stato di Torino); D. SCANO, Serie cronologica dei giudici di Torres e Arborea, in A.S.S., Cagliari 1939, p. 95; P.F. KEHR, Regesta Pontificum Romanorum, Turici 1975, vol. X (Calabria-Insulae), pp. 434 e 450.) A confondere ulteriormente anziché chiarire il problema cronologico, troviamo sempre nel Tola il documento IX, datato 1112, ma collocato elasticamente dal Besta nella seconda metà dell’XI secolo (1010 E. BESTA, Rettificazioni cronologiche cit., p. 247.). Con questo atto vengono riconfermati alla cattedrale bisarcense i suoi possedimenti stante la perdita a causa di un incendio dell’archivio episcopale e dell’edificio chiesastico (pro ca arserant sas cartas ci abeant de innanti cando arserat sa ecclesia de Guisarchu). Si tratta di un documento che, seppure frammentario, appare di fondamentale importanza per fissare gli eventi architettonici dell’edificio. Tuttavia vi troviamo la citazione di un giudice non riconosciuto come tale dalla ricerca storica ufficiale (1111 Cfr. L.L. BROOK - F.C. CASULA - M.M. COSTA - A.M. OLIVA - R. PAVONI - M. TANGHERONI, Genealogie medioevali di Sardegna, Cagliari-Sassari 1983. Lo SCANO (Serie cronologica cit., p. 95) lo aveva già espunto dalla serie.), il che non contribuisce a chiarire il problema. Sono infatti Costantino de Sogostos, dei gratia rex, e la moglie Maria de Serra, che rinnovano con questa carta le vecchie concessioni e ci informano così del tragico evento: di qui il Delogu è partito per fissare anteriormente alla fine del Mille la distruzione della prima Bisarcio, fidando sulle deduzioni del Besta che aveva respinto la datazione proposta dal Tola (1112). Certo l’espressione dei gratia rex non sembra adattarsi troppo alla figura di un semplice giudice ‘di fatto’, mentre è sicuramente la spia dell’avvenuta emancipazione del giudicato turritano da ogni altra autorità terrena: così non si firmava ancora il giudice di Torres Barisone (not. 1063-65) nel 1065 nella nota carta di donazione a Montecassino della Santa Maria di Bùbalis e di Sant’Elia di Montesanto (1212 A. SABA, Montecassino e la Sardegna, Montecassino 1927, pp. 133-34.). Lo studio dello storico Francesco Amadu (1313 F. AMADU, La diocesi medioevale di Bisarcio, Cagliari 1963.) è certamente il più approfondito tra quelli editi sotto il profilo storico, per cui ne riassumiamo il contenuto. Sebbene taluni studiosi ritengano possibile che la diocesi di Bisarcio esistesse già in età bizantina (1414 G. MELONI, Mediterraneo e Sardegna nel Basso Medioevo, Cagliari 1988, p. 32. ), tuttavia sono Nicodemo e Gavino i primi vescovi della cui realtà storica si ha certezza (circa 1065-82). Durante il presulato di Costantino de Matrona, forse appartenente alla famiglia giudicale, si sarebbe verificato l’incendio devastante di cui si è detto e dunque da fissarsi tra il 1082, sua prima menzione, e l’inizio del XII secolo. Sarebbe stato lui a trasferirsi nella sede di Ardara dopo la rovina del complesso episcopale. L’Amadu rifiuta decisamente l’ipotesi del Besta che risalga alla seconda metà dell’XI secolo il rinnovo delle concessioni alla camera vescovile di Bisarcio, rinnovo che attribuisce a Costantino (not. 1082-1127) e dunque al 1112, presunto anno della scomparsa del padre Mariano e della sua salita al trono. Condivide poi la notizia riportata dallo storico seicentesco Vico (1515 F. VICO, Historia general de la isla y reino de Sardeña, Barcellona 1639, parte VI, cap. 14.) che, mentre era vescovo Mariano Thelle, il giudice turritano Gonario avrebbe fatto ricostruire la chiesa bisarcense fornendo una data per il completamento dei lavori e la consacrazione, il 1153, già ricordata dallo Spano nell’Ottocento ma in verità mai accertata documentariamente. Oggi siamo in possesso di una notizia certa, trasmessaci da un apografo del Seicento ritrovato presso l’Archivio Capitolare di Alghero dallo stesso Amadu e riletto più attentamente dall’epigrafista Giuseppe Piras (1616 G. PIRAS, Le iscrizioni funerarie medievali della basilica di San Gavino, in ‘Il Regno di Torres’ (a cura di G. PIRAS), 2, Atti di Spazio e Suono 1995-97, Sassari 2002, p. 332.), in ordine alla consacrazione dell’edificio che avrebbe avuto luogo nel 1174, quando il presulato era nelle mani di Giovanni Thelle (not. 1170, 1974). Successivamente lo stesso Piras (cit. 2002, p. 332) ha rinvenuto per primo in anni recenti una iscrizione graffita nella zona absidale della chiesa (parete di fondo della navatella settentrionale; esterno) che recita: MCLXIII IOH(anne)S EP(iscopus), data probabile di inizio dei lavori e nome del vescovo in carica: dunque un cantiere (escludendo il portico a nostro avviso duecentesco) durato un decennio.

Riassumendo ci sembra di poter affermare che la maggior parte degli studiosi riconosce nel re Costantino (1717 Prima menzione come figlio del giudice Mariano I nel 1082: cessione di San Michele di Plaiano a Santa Maria di Pisa; giudice dal 1113; † 1127.) il Costantino de Sogostos autore della carta di rinnovo delle concessioni a Bisarcio: l’atto sarebbe stato stilato intorno al 1090 e dunque l’incendio della prima chiesa si sarebbe verificato qualche anno prima. Se così fosse, Costantino avrebbe redatto l’atto stesso quando era ancora donnicello ma forse già associato al trono. Gonario (1127-post 1178) potrebbe essere il committente (abdicò nel 1154 per farsi monaco a Clairvaux) ma non il costruttore della nuova chiesa, cioè quella che ancora oggi ammiriamo. A nostro avviso tra la riorganizzazione del patrimonio ecclesiastico testimoniata dalla carta frammentaria di cui si è detto e la ricostruzione della chiesa vi è uno stretto legame temporale: il primo atto si presenta come logica e necessaria premessa al secondo, per cui la data 1112 proposta dal Tola per questo documento non ci sembra del tutto da scartare. Non è facile comunque schierarsi pro o contro la tesi di un incendio avvenuto prima del 1090, da cui partire come è stato fatto per stabilire i tempi di costruzione della chiesa distrutta e di quella ricostruita. Tuttavia sappiamo che l’attività edilizia dei giudici turritani nel secolo XI fu molto intensa. Comita (prima metà del Mille) dava inizio intorno al 1030-40 alla basilica di San Gavino a Porto Torres, ultimata dopo la sua morte dal figlio Torchitorio (forse Barisone, not. 1063-65)(1818 F. POLI, La basilica di San Gavino a Porto Torres, Sassari 1997, pp. 88 ss.) ; Giorgia, sorella di Comita, era intenta intorno al 1050 alla costruzione della chiesa protoromanica di Santa Maria del Regno di Ardara; Mariano (not. 1065-82), figlio del giudice Andrea Tanca († 1065?) e nipote di Barisone, costruiva (o ricostruiva), nella seconda metà del secolo XI, il monastero di San Michele di Plaiano a Sassari e la Santa Maria di Castro a Oschiri (forse restaurò anche il San Michele di Salvenero a Ploaghe)(1919 P. TOLA, Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna, ristampa anastatica, vol. II, p. 221-22.) ; Costantino (not. 1082-1127) erigeva la basilica di Saccargia consacrata nel 1116, ma ovviamente iniziata almeno un decennio prima. Il fervore edilizio di questo secolo dell’Anno Mille nel giudicato di Torres non appaia eccezionale: l’intera Europa si risvegliava a nuova vita dopo la fine dei terrori millenaristici (difficile stabilire quanto reali o semplicemente effetto di vaghe preoccupazioni di una prossima fine del mondo, quasi un topos in ogni epoca storica), il progressivo decrescere delle incursioni di Saraceni, Ungari e Normanni e il superamento della terribile carestia del 1030-33. Il miglioramento del clima e la crescita della popolazione erano fenomeni comuni all’intero continente. In Sardegna poi si andava mano a mano spegnendo il pericolo musulmano, mentre il potere politico dei quattro giudicati in cui era divisa cresceva grazie alle alleanze economico-militari con le repubbliche marinare di Pisa e Genova.

È più che probabile dunque che, sulla base di osservazioni di carattere soprattutto tipologico, anche la prima Bisarcio sia stata costruita in questo secolo, ma non è facile stabilire a quale giudice assegnare l’iniziativa, sebbene propendiamo per Barisone (not. 1063-65). Con lo stesso margine di possibilità di avvicinarci al vero, riteniamo che il primo committente della nuova Bisarcio sia stato Gonario (1127-post 1178) verso la metà del XII secolo ma, sulla base dell’esame stilistico della decorazione plastica, il completamento dei lavori avvenne sotto il figlio di quest’ultimo Barisone (1147-91). Come sempre la verifica dell’attendibilità delle notizie storiche, spesso per la Sardegna più cronachistiche che storiche almeno per tutta la prima metà del Mille, dovrà essere effettuata sull’edificio esistente che, se pure ampiamente rimaneggiato, sembra potere ancora rivelare buona parte delle sue vicende architettoniche.



Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Aprile 2014 12:50 )  
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