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Un frammento di arredo liturgico nella Basilica della SS. Trinitá di Saccargia - Pagina 2

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Un frammento di arredo liturgico nella Basilica della SS. Trinitá di Saccargia
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La rappresentazione formale di San Ponziano troverebbe un riscontro anche nelle miniature, Pistoia, Curia, Archivio, ms. R. 69: Graduale, c. 156r, iniziale T. Leone visto dall'alto che afferra un cinghiale con le zampe posteriori (da Dalli Regoli 1986, fig. 136)come ha mostrato Gigetta Dalli Regoli per la decorazione lucchese (1010 G. Dalli Regoli, Dai Maestri senza nome all’impresa dei Guidi. Contributo per la scultura medievale a Lucca, Lucca, Maria Piccini Fazzi, 1986, p. 120 nota 25, fig. 136.) e che si potrebbe applicare anche per quella di Saccargia.

Nella fascia che si avvolge immediatamente sopra il leone di San Ponziano è riconoscibile un drago, Lucca, San Ponziano, colonna istoriata, drago (da Dalli Regoli 1986, fig. 127)

anch’esso, insieme al leone , ordinario soggetto del bestiario medievale tratto dalle fonti scritte e assimilato dall’immaginario collettivo del tempo (1111 M.P. Ciccarese, Animali simbolici. Alle origini del culto cristiano, I (agnello-gufo), Bologna, EDB, 2002, pp. 379-392.). Il drago alato ha il dorso piumato, il petto e il ventre a scaglie trasversali, tutto il corpo è percorso da una fila di “bottoni”. La tipologia di questo drago deriva verosimilmente dalla bottega di Guglielmo attraverso la mediazione di Roberto (1212 Il nome di Roberto indica la sigla identificativa che comprende gli autori del grande complesso scultoreo della basilica di San Frediano a Lucca, cfr. R. Silva, La basilica di San Frediano a Lucca. Urbanistica, architettura, arredo, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 1984, pp. 56-64.) (Fontana di San Frediano) e di Biduino (1313 Biduino fu uno scultore attivo tra il 1173-1194 al quale si attribuiscono diverse opere realizzate in area lucchese e pisana; tra i vari scritti cfr. E. Castelnuovo (a cura di), Niveo de marmore: l’uso artistico del marmo di Carrara dall’XI al XV, Genova, Colombo, 1992;G. Olivieri, M.V. Pescioli, Il portale di mastro Biduino presso la Taberna Frigida: religiosità ed esoterismo lungo la via Francigena, Massa, edizioni Malaspina, 2000; M. L. Cristiani Testi, Biduino architetto-scultore nella chiesa dei SS. Ippolito e Cassiano (già SS. Cassiano e Giovanni Battista), che doge peregit. Arte medievale tra Oriente Occidente a Pisa, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 2005.) (architrave Mazzarosa) (1414 G. Dalli Regoli, Dai Maestri senza nome all’impresa dei Guidi. Contributo per la scultura medievale a Lucca, Lucca, Maria Piccini Fazzi, 1986, pp. 120, 128 nota 20, con bibliografia precedente.). Un «superbo» leone che ghermisce un drago, forse realizzato dalla mano dello stesso Guglielmo (1515 C. Maltese, Arte in Sardegna dal V al XVIII secolo, Roma, de Luca editore, p. 201.), è riscontrabile all’interno del duomo di Cagliari, murato nel fronte sinistro dell’altare barocco Cagliari, cattedrale di Santa Maria, altare, leone con drago, att. Guglielmo (foto A. Pala). Seguendo il postulato di Dalli Regoli, che riconosce come nuova la posizione del leone “visto dall’alto” di San Ponziano, si potrebbe aggiungere al repertorio iconografico della plastica medievale anche la figura restituibile nel monolite di Saccargia. Preso atto inoltre della possibile presenza nel monastero isolano di un maestro che ha conosciuto l’opera di Guglielmo e dei suoi aiuti (1616 S. Mele, “I capitelli binati dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia”, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Nuova Serie XXIII (Vol. LX) – 2005, 2006, p. 86.), sarebbe ipotizzabile inserire nello stesso arco cronologico di tempo, cioè il XII secolo, la scultura di Saccargia, che dall’analisi autoptica rivela caratteristiche formali superiori alla decorazione di San Ponziano.

Certamente la presunta qualità più alta della scultura di Saccargia rispetto al decoro di Lucca non presuppone un’anteriorità dell’opera, ciò nonostante bisogna tenere presente che solo un maestro della taglia di Guglielmo sarebbe stato in grado di realizzare quella che sembra un’innovazione iconografica. Il ruolo di Guglielmo come iniziatore della scultura romanica della Toscana occidentale è stato già evidenziato dalla storiografia degli anni Venti del secolo scorso, (1717 W. Biehl, Toskanische Plastik des frühen und hohen Mittelalters, Leipsiz, Seemann, 1926, pp. 41-49; P. Toesca, Il Medioevo, II, Torino, UTET, 1927, pp. 834-836; M. Salmi, Scultura romanica in Toscana, Firenze, Rinascimento del Libro, 1928, pp. 77-97.) sottolineato dagli studi della fine del XX secolo (1818 C. Baracchini, M. T. Filieri, Il Volto Santo, Storia e culto, catalogo della mostra (Lucca, Chiesa dei SS. Giovanni e Reparata, 21 ottobre – 21 dicembre 1982), Lucca, Pacini Fizzi, 1982, con bibliografia precedente.), così come è stato ampiamente convalidato il lavoro di innovazione che fece il maestro rispetto all’utilizzo dei leoni stilofori (1919 G. Tigler, “La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel duomo di Pisa”, II, in Commentari d’arte. Rivista di critica e storia dell’arte, 15, n. 42-43, 2008, pp. 15, 34 nota 48 con bibliografia precedente.) e del lettorile unico «comprensivo di tutti e quattro i viventi, cui è affiancato il lettorile per le Epistole con Paolo fra Tito e Timoteo e forse quello per le Profezie, da ritenersi del tutto sua invenzione» (2020 G. Tigler, “La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel duomo di Pisa”, II, in Commentari d’arte. Rivista di critica e storia dell’arte, 15, n. 42-43, 2008, p. 15.). La questione è evidentemente complessa. Oggi è solo possibile segnalare la presenza a Saccargia di un’opera che sembrerebbe realizzata da un artista di primo piano, ma che lamenta uno stato di conservazione disastroso e che induce a una riflessione ulteriore circa la già ventilata ascendenza della scultura di Guglielmo nel nord dell’Isola nel mezzo del XII secolo. (2121 Cfr. F. Poli, “La decorazione scultorea di Sant’Antioco di Bisarcio. Nuovi dati per vecchie attribuzioni”, in Sacer, Bollettino dell’Associazione Storica Sassarese VI, pp. 168-1999; S. Mele, “I capitelli binati dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia”, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Nuova Serie XXIII (Vol. LX) – 2005, 2006.)



Ultimo aggiornamento ( Domenica 31 Agosto 2014 14:06 )  
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Rossella Fadda e Fernanda Poli

di Sardegna Medievale, al lavoro

all'interno dalla Basilica di San Gavino

a Porto Torres. Oggetto del set di riprese

fotografiche è la Lunetta del portale

settentrionale della chiesa

(quella posizionata all'esterno è una copia)






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