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Un frammento di arredo liturgico nella Basilica della SS. Trinitá di Saccargia

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Un frammento di arredo liturgico nella Basilica della SS. Trinitá di Saccargia
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di ANDREA PALA

(Estratto dal volume A. Pala, Arredo liturgico medievale. La documentazione scritta e materiale in Sardegna fra IV e XIV secolo, Cagliari, Valveri 2010, pp. 44-49)

All’interno dell’abbazia della SS. Trinità di Saccargia sono rintracciabili una serie di reperti litici allo stato erratico, frutto di restauri fine ottocenteschi o dei decenni successivi, sistemati in maniera casuale e soggetti a continui spostamenti (11 F. Poli, Saccargia. L’abbazia della SS. Trinità, Roma, 2008, Carlo Delfino editore, p. 64.). Tali manufatti appartenevano alla facciata della chiesa di Saccargia prima del restauro operato da Dionigi Scano (22 A. Ingegno, Storia del restauro dei monumenti della Sardegna dal 1892 al 1953, Oristano, 1993, S’Alvure, pp. 200, 206 schede 9, 13; S. Gizzi, (a cura di), “I restauri di fine Ottocento alla basilica di Saccargia nella cultura dell’epoca”, in SS. Trinità di Saccargia. Restauri 1891-1897, Roma, Gangemi, pp. 25-82.). Tra questi si segnalano i settori delle ghiere del portico, nei quali si riconoscono: animali che si rincorrono, motivi di palmette, tralci vegetali con draghi serpentiformi; un capitello con cànidi alati murato all’interno dell’aula, accostabile ad un altro poco leggibile ma forse con lo stesso soggetto; una serie di colonnine e capitelli dal corpo cilindrico e un capitello con elici e fettuccia (33 F. Poli, Saccargia. L’abbazia della SS. Trinità, Roma, 2008, Carlo Delfino editore, p. 65.).

Nel transetto della chiesa sono riscontrabili anche quattro capitelli binati, rinvenuti durante gli scavi presso l’area del distrutto monastero, a cui erano annessi due chiostri (44 S. Maestri 1996: “(SS) Codrongianos, SS. Trinità di Saccargia 1994-95”, in Archeologia medievale XXIII, 1996, pp. 570-572; cfr. anche D. Rovina, D. Dettori , “L’abbazia della SS. Trinità di Saccargia”, in L. Pani Ermini (a cura di), Committenza, scelte insediativi e organizzazione patrimoniale del medioevo, De re monastica, I, Atti del convegno di Studio (Tergu, 15-17 settembre 2006), Spoleto, CISAM, 2007, pp. 139-165.). I pezzi sono scolpiti in marmo bianco e sono distinguibili per le decorazioni “con fogliame”, “a cespi”, con scene neotestamentarie, con leoni. Il quadro comparativo con altre opere analoghe, in particolare basato sui confronti della scena delle Pie donne al sepolcro nel capitello figurato di Saccargia e la stessa scena nel Pulpito di Guglielmo a Cagliari, ha permesso di avanzare una collocazione cronologica entro la seconda metà del XII secolo (55 S. Mele, “I capitelli binati dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia”, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Nuova Serie XXIII (Vol. LX) – 2005, 2006, p. 102.). Nel transetto della chiesa è collocato una fusto di colonna erratico, ampiamente consunto ma di straordinario interesse.

Codrongianus, abbazia della SS Trinità di Saccargia, interno, fusto di colonna. (foto R. Fadda), dall'ebook Saccargia, il complesso monastico camaldolese della SS Trinità. F. Poli Dhuoda edizioni La poca leggibilità dell’opera consente comunque di individuare una decorazione di alto livello. La storiografia relativa al fusto di colonna, forse riutilizzato come acquasantiera, è pressoché inesistente. Soltanto Fernanda Poli ha preso in esame il manufatto riconoscendo le figure di draghi alati con il corpo dotato di squame, orecchie aguzze e lingua bifida, zampe artigliate, coda di aspide in lotta con un leone. Lo studio della Poli considera il frammento, definito di albastro gessoso, parte di un ciborio andato perduto(66 F. Poli, Saccargia. L’abbazia della SS. Trinità, Roma, Carlo Delfino editore, 2008, p. 65.).

Il precario stato di conservazione del pezzo non consente di leggere o “decriptare” appieno la scena che si distingueva ab origine, ciò nonostante è possibile fare alcune considerazioni sui caratteri formali delle parti leggibili. La raffigurazione del leone è riconoscibile nei tratti marcati della testa che lasciano ancora visibili porzioni di criniera e il modellato del muso. Dalla risoluzione plastica della capo si percepisce che il felino è in posizione di attacco, con le fauci aperte, da cui risulterebbe il taglio allungato degli occhi socchiusi. Il leone è scolpito in posizione parallela al monolite, consentendo così la visione dall’alto, benché adesso il modellato del dorso sia in gran parte consunto. Immediatamente sopra il leone si riconoscono le spire di un rettile, (un drago?) verosimilmente predato dal felino. Il alto, alla sinistra del leone, è distinguibile forse un animale analogo, di cui si vede ancora chiaramente un orecchio e parte delle volute, ripartite sino alla base della colonna (77 Non è da scartare comunque l’ipotesi che si tratti della stessa fiera che si avviluppa nella pietra. Per avere un quadro esaustivo che determini con precisione l’iconografia riportata sulla colonna sarebbe necessario un rilevamento grafico, effettuabile tramite i metodi tradizionali, supportato dall’utilizzo della metodologia diagnostica applicata ai beni culturali.).

Sebbene la raffigurazione non sia del tutto leggibile, è comunque possibile portare a confronto la figura del leone, che nella postura sembrerebbe raffrontabile alla scultura litica di ambito toscano, in particolare con le decorazioni che si trovavano all’interno del monastero di San Ponziano presso Lucca, già dedicato ai Santi Filippo e Giacomo e occupato da una comunità benedettina verso la fine del X secolo. (88 Per vicende del complesso monumentale, demolito nella seconda metà del Quattrocento e il conseguente trasferimento di parte della struttura presso San Bartolomeo in Silice cfr. H. Schwarzmaier, “Riforma monastica e movimenti religiosi a Lucca alla fine del secolo XI”, in Lucca, il Volto santo e la civiltà medievale, Atti del convegno (Lucca, Palazzo Pubblico 21-23 ottobre 1982), Lucca, Maria Piccini Fazzi, 1984, pp. 71-94.) Infatti, una scultura ricavata nella colonna istoriata situata al centro del lato nord del chiostro piccolo, Lucca, San Ponziano, colonna istoriata, leone che azzanna cinghiale (da Dalli Regoli 1986, fig. 135)con un’«inedita visuale dall’alto» (99 G. Dalli Regoli, Dai Maestri senza nome all’impresa dei Guidi. Contributo per la scultura medievale a Lucca, Lucca, Maria Piccini Fazzi, 1986, p. 120.), evidenzierebbe delle caratteristiche accostabili alla decorazione di Saccargia. Il leone sembra che assuma la stessa posizione nei due rilievi scultorei: visto dall’alto, con fauci che agguantano una “preda”.


La rappresentazione formale di San Ponziano troverebbe un riscontro anche nelle miniature, Pistoia, Curia, Archivio, ms. R. 69: Graduale, c. 156r, iniziale T. Leone visto dall'alto che afferra un cinghiale con le zampe posteriori (da Dalli Regoli 1986, fig. 136)come ha mostrato Gigetta Dalli Regoli per la decorazione lucchese (1010 G. Dalli Regoli, Dai Maestri senza nome all’impresa dei Guidi. Contributo per la scultura medievale a Lucca, Lucca, Maria Piccini Fazzi, 1986, p. 120 nota 25, fig. 136.) e che si potrebbe applicare anche per quella di Saccargia.

Nella fascia che si avvolge immediatamente sopra il leone di San Ponziano è riconoscibile un drago, Lucca, San Ponziano, colonna istoriata, drago (da Dalli Regoli 1986, fig. 127)

anch’esso, insieme al leone , ordinario soggetto del bestiario medievale tratto dalle fonti scritte e assimilato dall’immaginario collettivo del tempo (1111 M.P. Ciccarese, Animali simbolici. Alle origini del culto cristiano, I (agnello-gufo), Bologna, EDB, 2002, pp. 379-392.). Il drago alato ha il dorso piumato, il petto e il ventre a scaglie trasversali, tutto il corpo è percorso da una fila di “bottoni”. La tipologia di questo drago deriva verosimilmente dalla bottega di Guglielmo attraverso la mediazione di Roberto (1212 Il nome di Roberto indica la sigla identificativa che comprende gli autori del grande complesso scultoreo della basilica di San Frediano a Lucca, cfr. R. Silva, La basilica di San Frediano a Lucca. Urbanistica, architettura, arredo, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 1984, pp. 56-64.) (Fontana di San Frediano) e di Biduino (1313 Biduino fu uno scultore attivo tra il 1173-1194 al quale si attribuiscono diverse opere realizzate in area lucchese e pisana; tra i vari scritti cfr. E. Castelnuovo (a cura di), Niveo de marmore: l’uso artistico del marmo di Carrara dall’XI al XV, Genova, Colombo, 1992;G. Olivieri, M.V. Pescioli, Il portale di mastro Biduino presso la Taberna Frigida: religiosità ed esoterismo lungo la via Francigena, Massa, edizioni Malaspina, 2000; M. L. Cristiani Testi, Biduino architetto-scultore nella chiesa dei SS. Ippolito e Cassiano (già SS. Cassiano e Giovanni Battista), che doge peregit. Arte medievale tra Oriente Occidente a Pisa, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 2005.) (architrave Mazzarosa) (1414 G. Dalli Regoli, Dai Maestri senza nome all’impresa dei Guidi. Contributo per la scultura medievale a Lucca, Lucca, Maria Piccini Fazzi, 1986, pp. 120, 128 nota 20, con bibliografia precedente.). Un «superbo» leone che ghermisce un drago, forse realizzato dalla mano dello stesso Guglielmo (1515 C. Maltese, Arte in Sardegna dal V al XVIII secolo, Roma, de Luca editore, p. 201.), è riscontrabile all’interno del duomo di Cagliari, murato nel fronte sinistro dell’altare barocco Cagliari, cattedrale di Santa Maria, altare, leone con drago, att. Guglielmo (foto A. Pala). Seguendo il postulato di Dalli Regoli, che riconosce come nuova la posizione del leone “visto dall’alto” di San Ponziano, si potrebbe aggiungere al repertorio iconografico della plastica medievale anche la figura restituibile nel monolite di Saccargia. Preso atto inoltre della possibile presenza nel monastero isolano di un maestro che ha conosciuto l’opera di Guglielmo e dei suoi aiuti (1616 S. Mele, “I capitelli binati dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia”, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Nuova Serie XXIII (Vol. LX) – 2005, 2006, p. 86.), sarebbe ipotizzabile inserire nello stesso arco cronologico di tempo, cioè il XII secolo, la scultura di Saccargia, che dall’analisi autoptica rivela caratteristiche formali superiori alla decorazione di San Ponziano.

Certamente la presunta qualità più alta della scultura di Saccargia rispetto al decoro di Lucca non presuppone un’anteriorità dell’opera, ciò nonostante bisogna tenere presente che solo un maestro della taglia di Guglielmo sarebbe stato in grado di realizzare quella che sembra un’innovazione iconografica. Il ruolo di Guglielmo come iniziatore della scultura romanica della Toscana occidentale è stato già evidenziato dalla storiografia degli anni Venti del secolo scorso, (1717 W. Biehl, Toskanische Plastik des frühen und hohen Mittelalters, Leipsiz, Seemann, 1926, pp. 41-49; P. Toesca, Il Medioevo, II, Torino, UTET, 1927, pp. 834-836; M. Salmi, Scultura romanica in Toscana, Firenze, Rinascimento del Libro, 1928, pp. 77-97.) sottolineato dagli studi della fine del XX secolo (1818 C. Baracchini, M. T. Filieri, Il Volto Santo, Storia e culto, catalogo della mostra (Lucca, Chiesa dei SS. Giovanni e Reparata, 21 ottobre – 21 dicembre 1982), Lucca, Pacini Fizzi, 1982, con bibliografia precedente.), così come è stato ampiamente convalidato il lavoro di innovazione che fece il maestro rispetto all’utilizzo dei leoni stilofori (1919 G. Tigler, “La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel duomo di Pisa”, II, in Commentari d’arte. Rivista di critica e storia dell’arte, 15, n. 42-43, 2008, pp. 15, 34 nota 48 con bibliografia precedente.) e del lettorile unico «comprensivo di tutti e quattro i viventi, cui è affiancato il lettorile per le Epistole con Paolo fra Tito e Timoteo e forse quello per le Profezie, da ritenersi del tutto sua invenzione» (2020 G. Tigler, “La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel duomo di Pisa”, II, in Commentari d’arte. Rivista di critica e storia dell’arte, 15, n. 42-43, 2008, p. 15.). La questione è evidentemente complessa. Oggi è solo possibile segnalare la presenza a Saccargia di un’opera che sembrerebbe realizzata da un artista di primo piano, ma che lamenta uno stato di conservazione disastroso e che induce a una riflessione ulteriore circa la già ventilata ascendenza della scultura di Guglielmo nel nord dell’Isola nel mezzo del XII secolo. (2121 Cfr. F. Poli, “La decorazione scultorea di Sant’Antioco di Bisarcio. Nuovi dati per vecchie attribuzioni”, in Sacer, Bollettino dell’Associazione Storica Sassarese VI, pp. 168-1999; S. Mele, “I capitelli binati dell’abbazia della Santissima Trinità di Saccargia”, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Nuova Serie XXIII (Vol. LX) – 2005, 2006.)

Ultimo aggiornamento ( Domenica 31 Agosto 2014 14:06 )  
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Rossella Fadda e Fernanda Poli

di Sardegna Medievale, al lavoro

all'interno dalla Basilica di San Gavino

a Porto Torres. Oggetto del set di riprese

fotografiche è la Lunetta del portale

settentrionale della chiesa

(quella posizionata all'esterno è una copia)






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